UNA NOTTE IN BIVACCO

Novembre 2020, in piena pandemia di Covid-19, si sente aria pesante, la sensazione è quella di essere costantemente sorvegliati, ingabbiati e sempre meno liberi.

COME TROVARE UN MODO PER SENTIRSI PIU’ LIBERI?

E’ così che nasce la voglia di fare esperienze nuove con quello che è concesso fare. Io e altri 2 miei amici decidiamo di fare un viaggio e una full immersion tra i monti.

Il mio amico si organizza con un altro ragazzo che abita in montagna, a Zoldo, per fare una bella escursione; così decidiamo di fare una notte nel bivacco Daré Copada sul complesso del Bosco Nero.

PREPARAZIONE

Preparare lo zaino è più lungo del solito perché bisogna tenere conto delle escursioni termiche, del cibo e del peso in generale che si deve portare sulle spalle.
Partiamo così leggermente in ritardo senza controllare bene i tempi, ma almeno siamo ben preparati.

Arriviamo al punto di partenza, Zoldo, verso le 15 ed iniziamo subito a camminare tutti gasati e gioiosi di respirare aria di montagna e di libertà!

LA CONSAPEVOLEZZA DELL’IMPRESA

La salita si fa subito impervia e dopo poco percepisco la fatica che si fa con uno zaino in più. Quindi mi accorgo anche del devasto impressionante che ha fatto la tempesta di Vaia che in quelle zone ha abbattuto tantissimi alberi.

La fatica che facciamo ogni tanto viene ripagata dagli scorci di panorama sulle montagne che con il calare del Sole diventano più rosee e meno spigolose.

E’ tutto bellissimo finché non ci rendiamo conto che siamo ancora ben lontani dal rifugio prestabilito e che si sta facendo buio velocemente.

UN AVVISTAMENTO INASPETTATO

Dopo poco incontriamo inaspettatamente un bel bivacco che sembra ben attrezzato avendo legna, ascia, caminetto e addirittura delle reti con materasso che, anche se sporchi, ci sembra una cosa utile e non scontata in un bivacco aperto a tutti.

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Dopo qualche battuta sul fatto che potremmo rimanere lì visto che questo rifugio è ben attrezzato, si decide di proseguire per il rifugio prestabilito (scelta che si rivelerà meno saggia).

CALA L’OSCURITA’

Presto si fa buio e il sentiero comincia a vedersi male, decidiamo quindi di accendere le torce che ci siamo portati visto che sapevamo che nei bivacchi non c’è luce.

Con il buio e la fatica che si fa’ sentire, il nostro gruppo si fa’ più silenzioso e concentrato per raggiungere la meta al più presto. Ogni tanto ci fermiamo però per ammirare i paesaggi notturni.

notturna per bivacco

Il bivacco sembra non arrivare mai ma alla fine lo vediamo, i battiti del Cuore aumentano e le gambe sembrano andare da sole.

L’ARRIVO AL TANTO SOGNATO BIVACCO

Con grande curiosità vediamo che c’è già qualcuno che sta facendo un fuoco, la testa parte a fare pensieri del tipo sarà gente amichevole, saranno pericolosi, magari sono delle belle ragazze… Alla fine troviamo due ragazzi dal forte accento siciliano che ci accolgono con un sorriso.

Dopo poco capiamo che nel rifugio non c’è ne legna ne ascia, di materassi poi neanche a parlarne; ci vien male a pensare cosa avevamo lasciato prima.

Per fortuna i nostri compagni siciliani ci rallegrano e ci dicono di prendere pure della legna che avevano fatto loro con i pini mughi. Quando poi ci fanno vedere con cosa l’hanno fatta ci spaventiamo un po’…Tirano fuori un coltellaccio di 50 cm, un machete.

Prendiamo quindi entusiasmo, cominciamo a sciabolare e fare legna per accendere il nostro fuoco con molta soddisfazione.

COLLABORARE E APPREZZARE LE PICCOLE COSE

Sembra di essere tornati ad uno stato primitivo di collaborazione stretta con gli altri e con la Natura.

Iniziano i canti di gioia, le battute e si prepara la griglia per mangiare. Quella stessa griglia, piena di sporco e rotta in alcuni punti,  sarebbe stata guardata con disprezzo a casa invece li la vedevamo come un utilissimo strumento.

In questi momenti si capisce quanto basti poco per essere felici con meno. 

A un certo punto, a sera inoltrata, arrivano incredibilmente altre 3 persone che vogliono fermarsi in bivacco, a primo impatto verrebbe da dirgli che non c’è posto perché nella stanza di sopra siamo già pieni oltre al fatto che non c’è un vero e proprio distanziamento sociale rispettato.

Invece anche qui subentra un certo senso di cooperazione che fa trovare soluzioni originali e si decide di trovare un modo: si sposteranno i tavoli nella sala da pranzo e dormiranno li.

Cominciamo quindi a mangiare la carne e le verdure che ci siamo portati, tutto sembra avere molto più gusto ed ogni pezzo viene profondamente masticato e assaporato.
Inoltre il vino rosso ci scalda, ci rallegra e partono i cori.

Attorno al fuoco i pensieri rallentano e le discussioni con gli altri sembrano fluire meglio e più profondamente. 

fuoco bivacco

Il tempo è dilatato, sembra che stiamo parlando intorno al fuoco da ore ma dopo un po’ decidiamo di andare a “letto”.

COME SI DORME IN BIVACCO?

E’ una notte particolare, bella ma fredda, dormiamo vestiti su dei materassini da campeggio e dentro un sacco a pelo, uno vicino all’altro. Fuori si vedono delle bellissime stelle ma anche la brina ghiacciata.

Dopo un po’ la scomodità e la durezza del pavimento si fanno sentire per cui mi sveglio per rigirarmi diverse volte.

Bisogna essere abituati o accettare la condizione.

Ci svegliamo presto con la luce del Sole che si rispecchia sule montagne.

Anche se abbiamo dormito male siamo felici di svegliarci in mezzo alla Natura in un posto così meraviglioso.

SI RIPARTE PER LA VETTA

Dopo una colazione improvvisata salutiamo i ragazzi siciliani e partiamo carichi per la cima innevata della montagna.

E’ molto interessante vedere la metamorfosi del bosco che più in alto si dirada fino a scomparire lasciando spazio alla roccia nuda della montagna.

La salita è faticosa e ad un certo punto decido di nascondere lo zaino tra i cespugli per salire l’ultimo pezzo più agilmente. Il percorso si fa più ripido e faticoso ma alla fine si apre a noi una vista pazzesca sulle dolomiti che ci circondano.

Decidiamo di fermarci subito prima della cima perché vediamo che il percorso è troppo ghiacciato e pericoloso, ci vorrebbero dei ramponi.

E’ importante capire quali sono i nostri limiti umani e quelli dati dalla strumentazione e non superarli, soprattutto in un ambiente che può essere molto estremo come la montagna.

Ci godiamo il panorama, mangiamo uno snack e vediamo gli uccelli che planano sulle cime.

Ci perviene una grande sensazione di leggerezza, libertà e soddisfazione, ce l’abbiamo fatta!

VOGLIAMO VERAMENTE TORNARE AL MONDO “NORMALE”?

Dopo un po’ che prendo il sole guardando l’orizzonte infinito mi chiedo se valga la pena tornare nella nebbiosa pianura, ma poi decidiamo che se vogliamo tornare con la luce almeno sta volta è meglio scendere.

Iniziamo a scendere, è strano dopo essere sempre saliti per tutto questo tempo.
Riprendo lo zaino e mi accorgo di quanto stavo meglio senza. Decidiamo di fare un’altra strada al ritorno per tornare più veloci alla macchina.

La discesa è ripida, spesso si scivola un po’ e le gambe bruciano ma c’è un bellissimo Sole che ci scalda, stiamo a maniche corte tra i profumi del pino mugo e non ci viene da lamentarci.

I paesaggi mutano velocemente, passiamo da un ghiaione a un fitto bosco di abeti che si trasforma scendendo in un bosco misto con latifoglie.

Passiamo torrenti, ponti di legno, praterie e ci sentiamo come nel film degli hobbit.

E’ ARRIVATA LA FINE?

La discesa sembra non avere più fine e ci accorgiamo di quanta strada abbiamo fatto in un solo giorno e mezzo, sentiamo però che l’avventura sta per finire e che a quest’ora domani saremmo probabilmente chiusi in ufficio.

Per cui ci godiamo gli ultimi istanti e panorami che la montagna ci offre cercando di stamparli in testa in modo che possano rimanere il più a lungo possibile.

Arriviamo quindi alla macchina e per prima cosa scarichiamo gli zaini, poi ci rendiamo conto di quello che abbiamo fatto e pensiamo che figata!

Si domani ci faranno un po’ male le gambe e i piedi ma ne è valsa la pena.

Ecco il video che ho filmato che riprende l’avventura:

COSA MI HA LASCIATO QUESTA ESPERIENZA?

Questa esperienza mi ha insegnato che ho tanta forza dentro me stesso che posso tirare fuori quando ho bisogno e che posso adattarmi anche a situazioni difficili.

Uscendo dalla comfort zone, mi sono sentito vivo e più in connessione con gli altri e con la Natura. Mi sono adattato alle diverse situazioni e ho collaborato con i miei compagni per raggiungere un obbiettivo.

Ho capito che per essere felici basta poco per esempio un cielo stellato un fuoco e una griglia sgangherata.

Ma soprattutto che la libertà dobbiamo costruircela con la nostra forza di volontà. Altrimenti rimarremo sempre schiavi delle decisioni altrui risultando bravi ma insoddisfatti dentro.

Te la stai costruendo la tua libertà?

Hai mai provato a dormire in un bivacco?

Che attività proporresti per fare collaborare le persone e farle entrare più a contatto con la Natura?

Puoi scrivermelo in privato o nei commenti.